ENZO ROSSI-RÒISS
(Bologna)

© Ilze Jaunberga 2008
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"IL CASTELLO DELLA LUCE"          
 
in italiano  in english
 
     “Sii moderno, ma non troppo!”, lo ha detto e scritto Giorgio De Chirico per se stesso e per tanti altri artisti suoi coevi e interlocutori. A Ilze Jaunberga non lo ha detto, però, né la giovane pittrice lettone lo ha letto in qualche libro tradotto nella sua lingua. Lo ha soltanto intuito, nel momento in cui ha avuto l’idea di modernizzare la pittura classica dei Grandi Maestri, senza esagerare, senza stravolgerla o deformarla. In modo tale da preservare la sua riconoscibilità iconografica immediata e non irritare gli iconologi più ortodossi e intolleranti. Un’idea che è sopraggiunta nella sua mente diplomanda dell’Accademia di Belle Arti di Riga, il giorno in cui ha concepito come giganteggiare disegnata su una grande foglio di carta l’Annunciazione leonardesca degli Uffizi, raffigurando completamente nude, calve e manichinizzate le due figure ipercrinite dell’Angelo e della Madonna, che nel dipinto originale indossano abiti sontuosi.
     Un giovane studente, dopo aver visitato una sua esposizione in Italia, avrebbe, poi, detto: “Appena sono entrato, guardando i quadri esposti, mi sono detto: Conosco queste opere. Poi ho cominciato a riconoscerle, associandole ad alcune riproduzioni viste nei miei libri scolastici di storia dell’arte, e ho ricordato subito anche qualche nome. Tornato a casa col catalogo, ho sfogliato i miei libri a caccia delle opere somiglianti per compararle a quelle della pittrice lettone, che ho giudicato positivamente perché moderne al di là di ogni riserva mentale precostituita”.
     Sono tanti gli artisti che hanno dipinto e continuano a dipingere, per esorcizzare il demoniaco o scoprire il misterioso in ogni cosa: Ilze Jaunberga ha dipinto tutte le sue opere d’après Leonardo, Raffaello, Botticelli, etc., protagoniste delle sue prime esposizioni personali, per cogliere il senso più profondo della pittura classica dei Grandi Maestri e usarlo per risolvere le contraddizioni dell’esistenza quotidiana, che è tale nella nostra epoca come in ogni epoca e per ognuno.
     Dipingendo tali opere, benchè giovane, si è dato subito e inconsapevolmente uno “stile”, che l’ha connotate subito come artista, e un linguaggio visivo simbolico internazionale, concreto, universalmente intelligibile, indiscutibilmente…moderno, ma non troppo: proprio come ha detto e scritto Giorgio De Chirico tanto tempo fa. Uno stile che ha elaborato e concretizzato in progress, di opera in opera, fino a che non ha cominciato a dipingere opere “d’après se stessa”, dipingendo col pensiero in mano, memore di un consiglio letto in un monologo di Charles Cros (1842-1888): “Abbiate un’idea che sia vostra, seguitela e riuscirete” (L’homme qui a rèussi).
     Ha illustri precedenti, ovviamente, la giovane artista lettone: un esempio contemporaneo e clamoroso è costituito dal pittore colombiano Fernando Botero, che deve il suo successo e la sua fortuna economica alla “idea” di ridipingere tanti capolavori del passato ( La Gioconda di Leonardo, compresa), ingrassando esageratamente figure, animali, oggetti, fino a imporla come “maniera” (nel senso di manierismo) anche dipingendo e modellando opere personali non più d’après.
     Altri esempi ce l’ha in altri tempi e in più luoghi, tra i manieristi creatori d’iconografia stravagante o bizzarra, incluso il meno noto e documentato Giovanbattista Braccelli, del quale non è stato ancora identificato alcun dipinto, dopo la scoperta e valorizzazione, da parte dei surrealisti storici, delle sue Bizzarrie di varie figure(50) incise su rame nel 1624 per Cosimo de’Medici.
     Quante opere dovrà dipingere Ilze Jaunberga perché la sua opzione estetica e formale sia riconosciuta eccellente, tanto quanto altre opzioni estetiche e formali coeve proposte da coetanei, impegnati a creare epigonicamente opere esposte ed encomiate soprattutto perchè in sintonia con gli estetismi internazionali in voga, gestiti e sostenuti da estetologi globalizzati e globalizzanti?
     La mia opinione è che ne ha già dipinte abbastanza, per meritare la fiducia di amatori e studiosi, perché usa un linguaggio pittorico ovviamente internazionale con incluse specificità estetiche nazionali che qualcuno dei critici d’arte lettoni in carriera, emuli del più blasonato (Helena Demakova), rileverà ed evidenzierà, prima o poi, con cognizione di causa (come suol dirsi).
     Ilze Jaunberga si è già rapportata con profitto ad alcuni Grandi Maestri del passato, facendo indossare con eleganza la loro pittura e abitare rispettosamente le loro opere alle sue bambole calve anodine unisex. Esaminiamo, perciò, le sue opere serenamente e senza pregiudizi, con l’intenzione di evidenziare le peculiarità artistiche che le contraddistinguono inequivocabilmente.
     Una facile previsione è stata quella formulata da noi per scrivere che, trascorrendo gli anni e continuando a dipingere per fare indossare e abitare alla sue bambole calve la pittura dei Grandi Maestri del passato remoto, l’artista lettone avrebbe inevitabilmente fatto indossare e abitare alle stesse anche la “sua” pittura. Per riuscire nell’impresa, però, doveva dipingere a tempo pieno indefessamente, e vivere a lungo accompagnandosi alla pittura leader di ogni epoca e a individui pensanti e scriventi, portatori sani di creatività poetica fertile, poiché la quantità di opere da concepire “jaunbergate” si sarebbe rivelata pressocchè incalcolabile.
     Molto istruttiva risulterebbe a questo punto la rilettura di ciò che hanno scritto cento e più anni fa, nella rivista mensile Austrums (L’Oriente) edita a Mosca, i lettoni Jekabs Lautenbachs (1847-1928) e Teodors Zeiferts (1865-1929), entrambi primi docenti della loro letteratura nazionale all’Università di Riga, in polemica per ciò che bisogna cercare nelle opere dei creativi contemporanei. Idee nate dal grembo dell’epoca attuale, per Zeiferts. Tracce delle idee eterne, secondo Platone, per Lautenbachs. L’artista che crea opere per il suo tempo e nello spirito del suo tempo, crea opere anche per tutti i tempi. Le idee sono eterne, mentre il mondo esterno ad esse è solo l’ipostasi (l’Uno, l’Intelletto, l’Anima) temporanea. Il vero artista deve creare seguendo le tracce delle idee eterne e non deve indirizzare la sua creatività soltanto secondo ciò che il suo tempo desidera. Poiché, quanto più prevale l’influenza dell’ambiente sulla creazione di opere soggettive, dotate in molti casi di credibilità inferiore, tanto più manca nell’artista il rapporto con l’universalità che consente d’innalzarsi al disopra del proprio tempo, creando opere oggettive dotate di credibilità superiore.
 
"D'APRÈS RAFFAELLO"
     L’insieme delle opere “d’après Raffaello” esposte nella Casa Natale di Raffaello a Urbino, reiconizzano in toto o parzialmente alcune opere del Grande Urbinate con l’intenzione esplicita di metabolizzarle e ri-exprimerle modernamente percepite, per un ulteriore confronto con i suoi insegnamenti formali e poetici.      L’effetto è inequivocabilmente suggestivo, e consente di apprezzare l’indubbia preparazione culturale, estremamente strutturata e raffinata della giovane pittrice lettone dotata di coscienza della classicità pittorica. Esaminando tali opere è possibile sperimentare il piacere dell’ignoto, perché rivelano riferimenti che omaggiano il passato artistico senza tempo e auspicano l’eternità di una “creatività” che non sia mai fuori del tempo di chi l’esprime o l’approccia per deliziarsene.
 
"D'APRÈS GIOTTO"
     Giotto ha dipinto quasi tutto ciò che ha dipinto (personalmente e aiutato da collaboratori e scolari) per narrare e far capire alcune “storie” e la “Storia” alla folla (la “gente”) attonita e analfabeta del suo tempo. Ha dipinto per soddisfare e compiacere una committenza interessata a propagandare la fede cattolica e contribuire, così, all’affermazione politica del Papato. Ha dipinto tanto e ben pagato (molto), perciò, accontentando laici e religiosi, conservatori e progressisti, pontefici e faccendieri, raffigurando il reale/naturale immediatamente riconoscibile, più che il decorativismo simbolico bizantino, e discriminando l’astrazione intellettuale.
     Ilze Jaunberga, dotata di ingenium e rispettosa della traditio, ha dipinto le sue opere “d’après Giotto”, esposte dal Museo Diocesano a Macerata, come altre opere d’après Leonardo, Raffaello, Botticelli, El Greco e continuerà con d’après d’altri Grandi Maestri, per placare con sufficiente fantasia l’anzia dell’arte che la disagia a cominciare dall’adolescenza. Per comunicare alla folla turistica del suo (e nostro) tempo globalizzante, che dipinge per dare la misura del suo talento, confrontandosi con opere realizzate senza alcuna intenzione di raffigurare internazionalità precostituita o presupposta. Dipingendo e rappresentando (con interpreti manichinizzati o bamboleschi) il simbolico e il metaforico, più che il reale, per realizzare con ironia aristocratica un suo sogno poetico.
     C’è tanta energia creativa e ci sono, anche, verità e coraggio nel “fare” pittorico dell’artista lettone, più che nel “fare” di tanti artisti della sua generazione, autori in ogni luogo di opere (dipinti, sculture, installazioni, video) che, alla resa dei “conti estetici”, e ai cosiddetti “addetti-ai-lavori”, risultano ripetizioni differenti di opere considerate “emblematiche” dalla contemporaneità artistica internazionale maggiormente esposta e mercanteggiata, oppure opere destinate all’arredo pubblico urbano e a quello parietale privato.
 
english version  in italiano
 
"D’APRÈS GREAT MASTERS"
     “Be modern, but don’t try too hard”. This is the advice that Giorgio de Chirico used to give to his artist friends and follow himself and. Ilze Jaunberga, however, has never heard about this. Her idea of modernizing the paintings of the great masters was, rather, a happy intuition. The artist never goes over the top and her reinterpretations of classical works are always immediately recognisable. In doing so, she avoids the criticism of the conservatives. Her new take on the classics started with her rendition of Leonardo’s Annunciation. In her work, the figures of the Virgin and child lose all of their sumptuous details and resemble naked and bold puppets.
     A young student who visited one of Jaunberga’s Italian exhibitions remarked: “As soon as I entered the room and looked at her pictures, I realized they were very familiar. Then I started to identify them, to associate them with some illustrations I had seen in my school art books. Some names came to me. Once back home, I matched the paintings on Jaunberga’s catalogue with those of the old masters in my books. The work of the Latvian artist came out favourably from my comparison. I think she is Modern in the real sense of the word.”
     Many artists painted, and still are painting, to exorcise their demons and to discover the magic in all things. Jaunberga, on the other hand, paints to discover the true meaning of the works of the great masters and to deal with life’s daily contradictions – of today as well as of the past.
     Her way of painting has already given her a distinctive style, despite her young age. Her visual language can be understood universally by all … undoubtedly, as Chirico put it “modern, without trying to hard”. Jaunberga’s style evolves with every new painting she makes, while following her own train of thought. In fact, she is fond of the advice contained in the monologue L’homme qui a rèussi by Charles Cros (1842 – 1888), who suggested to ‘find your own idea, follow it through and you will succeed’.
     The idea of reinterpreting the masters is not strictly new. The Colombian artist, Fernando Botero, has been blowing up the proportions of masterpieces like the Gioconda for years and in this way he acquired his own mannerisms and financial success. Going back in time, a less known and documented artist, Giovanbattista Bracelli, used a similar manner of expression in his work Bizzarrie di varie figure, which he engraved on copper for Cosimo de’ Medici in 1624.
     How many more paintings should Jaunberg paint before finding a definite style; one which will set her apart from other contemporary artists, who are successful because they fit into the current global, aesthetic trend? I believe she has already done enough to win the appreciation and trust of her public and of the critics. She speaks an international language enriched by local influences, which will soon be recognised by Latvian art critics who model themselves on the respected Helena Demakova.
     Jaunberga’s bold unisex androgynous dolls have already inhabited the works of Giotto, Leonardo, Raphael, Botticelli and many more. We should therefore analyse her work without bias and try to isolate its peculiar elements. One could easily predict that, after having explored the world of the historical past, Jaunberga would now turn to the simple past. In order to do so, I hope the artist has a very long life, because there are still many worthwhile works to tackle. To help us to appreciate Jaunberga’s art, one could find it useful to read the literary argument that took place between two professors of Russian literature at Riga University . From the pages of the literary magazine Austrums, published in Moscow, Jekabs Lautenbachs (1847-1928) and Teodoros Zeiferts (1865-1829) are debating what to look for when judging contemporary art. Zeiferts claims that one should look for ideas born within contemporary culture, while Lautenbachs takes a leap into the past and singles out Plato and his theory of eternal ideas. The true artist must create within and for his time without abiding to passing trends as this will consign his work to posterity.

 
"D'APRÈS RAFFAELLO"
     The exhibit in Urbino is composed of works “d’après Raffaello”. These are meaningful brand new icons or old ones partially metabolized and newly expressed through a modern perception, to purpose a further comparison with Raffaello’s formal and poetic teachings. The effect is suggestive and allows one to appreciate the undoubtable and sophisticated skills of this young Latvian painter. She’s deeply conscious of the pictorial classicality. Visiting her exhibit is an occasion to experience personally the pleasure of the unknown. Her paintings reveal classical references to the past which wish for an artistic way to maintain constant relevance.
(Translation by Elena Ward)
 
"D’APRÈS GIOTTO"
     Almost everything Giotto painted (either himself or with the help of assistants and pupils) he painted in order to communicate and explain stories as well as history to the stunned, illiterate masses of his time. He painted to satisfy and gratify clients who were keen to propagandise the catholic faith, contributing in this way to the political standing of the papacy. He was a prolific and very well paid artist able to keep everybody happy – laymen and clerics, conservatives and progressives, popes and trouble-mongers – depicting real, natural, instantly recognisable subjects, rather than Byzantine symbolic decoration, and avoiding abstract intellectuality. Ilze Jaunberga, gifted with “ingenium” and a respect for tradition, painted the works “d’après Giotto” that are on show at the Diocesan museum in Macerata, as she painted other works d’après Leonardo, Raffaello, Botticelli and El Greco and will continue to paint d'après other Masters, in order to placate the artistic turbulence that has disturbed her since adolescence. She'll continue in order to communicate with the crowds of tourists of her (and our) globalising age, painting to show the full reach of her talent, measuring herself through works created with no intention of depicting preconceived or ready made internationalism. Her painting represents (using mannequinised and doll-like characters) the symbolic and the metaphoric rather than the real, creating a poetic dream with aristocratic irony. There is a lot of creative energy as well as truth and courage in the Latvian artist's painting, much more so than there is in many other artists of her generation who create works (paintings, sculptures, displays, videos) that, when it comes to drawing the “aesthetic sums”, and to the so-called “experts of the field” appear as altered repetitions of works that are considered “emblematic” by the most frequently exhibited and commerced of the artistic world today, or else they appear destined to be put on show in public areas or on private walls.